Si allunga la striscia di sangue sulle strade del rugby italiano

La tragica striscia di sangue che ha colpito le strade del rugby italiano continua inesorabilmente ad allungarsi.
E' morto stamattina in un incidente stradale Filippo Cantoni, di Colorno in provincia di Parma.
Filippo giocava nell'Accademia Federale di Parma ed aveva giocato nella nazionale under 18. La macchina, che guidava lui stesso e che non aveva altri passeggeri, è finita in un canale, dove è stata notata solo oltre 1 ora dopo l'incidente.
I tanti, sentiti messaggi di cordoglio di tutto il mondo del rugby, ai quali aggiungiamo le nostre addolorate condoglianze, non riescono però a lenire il dolore di chi non riesce ad accettare la morte di uno sportivo, di un atleta.
  • Meno di una settimana fa era morto Salvatore di Paola, di Sulmona, nello schianto contro un albero del pulmino con il quale stava rientrando a casa dopo un torneo.
  • Il 24 marzo 2013 era morto Francesco di Crosta, di Roma, in un incidente con lo scooter.
  • L'11 marzo 2013 era morto Edoardo Marchione, giovane ala della SS Lazio Under 20. Aveva solo 17 anni ed ha perso la vita in un incidente stradale avvenuto nei pressi del Ponte delle Valli, tra viale Libia e Via Conca d'Oro. Edoardo perse il controllo dello scooter e finì contro un palo.
  • E dodici mesi fa, il 28 gennaio 2013, sempre a Roma, era morto Brendan Lynch, pilone dell'URC, coinvolto in un incidente con la moto, le cui dinamiche non sono state mai chiarite.
  • Il 13 gennaio 2013 era morto Ludovico Bruschini. Aveva 26 anni, ed è morto dopo essere stato investito da un'auto mentre attraversava le strisce pedonali su Lungotevere Prati, a Roma. Uno schianto violento, senza via di scampo. La pioggia battente la probabile causa dell'incidente. Bruschini era il capitano della formazione di rugby dell'Università Luiss che milita nel campionato di Serie C laziale.

L'olivo piantato a fianco del campo dell'URC il 7 settembre 2013 in memoria di Brendan Lynch
Come scrivevamo solo sei giorni fa, non è facile ora analizzare cause e colpe di queste tragedie, che purtroppo colpiscono anche tanti giovani al di fuori del nostro sport.
Ma riteniamo che sia INDIFFERIBILE una riflessione a livello dirigenziale nazionale su cosa fare, almeno in termini educativi, perché mai più debbano avvenire tragedie simili.


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