(IN)giustizia è fatta

Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. Ieri il giudice sportivo del Comitato Regionale Lazio ha preso provvedimenti su quanto avvenuto nella gara di serie C Arvalia Villa Pamphili - Roma Urbe Rugby (vinta dal Villa Pamphili 48-0). Tre settimane di squalifica al giocatore TAVUTUNAWAILALA MOSESE.
E poi? chiederete. E poi... basta. Nessun tipo di provvedimento o iniziativa in seguito agli episodi segnalati dalla Società Arvalia Villa Pamphili in un duro comunicato emesso al termine della gara.
Significa cioè che l'arbitro che ha diretto l'incontro non ha segnalato nulla di anomalo nel referto.

Ora però rimane un problema. Il prof. Salvatore Gallo, persona di specchiata moralità e di condotta integerrima, nella sua lettera-denuncia ha stigmatizzato un aspetto: "Il signor Molinari (l'arbitro della partita), avvertito di ciò che stava accadendo e che era evidente agli occhi di tutti i presenti nell'impianto ha risposto testualmente: "Ho sentito, alla prossima prenderò provvedimenti."

Possibili interpretazioni alternative:
  • apostrofare una persona con l'appellativo "negro di merda" (il prof. Gallo nella lettera citata scrive "Per tutta la partita [i due giocatori di colore del Villa Pamphili]sono stati apostrofati come “ negro di m…a” il tutto accompagnato da continue bestemmie e ingiurie varie in qualsiasi fase di gioco.") è riprovevole, ma consentito per un limitato numero di volte (1, 2, 3?). Non essendo stato raggiunto quel limite, di conseguenza nessuna segnalazione è stata avanzata dall'arbitro
  • Il prof. Gallo si è inventato tutto (lettera, comunicato, frasi citate) per influenzare il punteggio di una gara che la sua squadra ha vinto per 48-0
  • visto il clamore mediatico suscitato dagli eventi di domenica, si sta cercando di mettere la sordina alla vicenda per far decantare la tensione.

Successivamente alla pubblicazione del Comunicato C/07/GSR del Giudice Sportivo, sulla pagina Facebook della Roma Urbe Rugby è apparso questo post:

In questi giorni la nostra squadra è stata al centro di attacchi mediatici provenienti da ogni direzione, siamo stati messi alla berlina e dipinti da molti come un gruppo di giocatori razzisti e incivili, privi di ogni etica e rei di infangare lo sport che pratichiamo con tanta passione. Abbiamo letto e ascoltato, siamo stati pazienti e in silenzio, anche se ci è costato moltissimo non poterci difendere, perché l'istinto primario ci avrebbe suggerito di gridare ad alta voce le nostre ragioni, ma la notte porta consiglio e abbiamo capito che così facendo avremmo dato vita ad un inutile ping pong mediatico di accuse e controaccuse del tutto sterili, perchè come disse un saggio comico americano, se vuoi giungere alla verità, di regola, ascolta le due “campane” e non credere a nessuno delle due. Abbiamo quindi deciso di aspettare il parere di un giudice imparziale e super partes che non lasciasse adito a dubbi o speculazioni, ovvero la giustizia sportiva. Oggi finalmente, dopo un'attesa sembrata interminabile, la Federazione Italiana Rugby ha pubblicato il comunicato del Giudice Sportivo relativo alle gare di domenica scorsa. Abbiamo aperto il file del comunicato federale in trepidante attesa, certi di trovare quello che ci aspettavamo di trovare, ovvero niente, assolutamente niente, e così è stato. Nessun riferimento o segnalazioni da parte dell'arbitro di comportamenti razzisti o frasi ingiuriose rivolte dai giocatori della Roma Urbe Rfc ai propri avversari, ma solo la squalifica comminata ai danni del giocatore del Villa Pamphili, per altro inasprita in quanto l'atleta risulta recidivo. Sono stati quattro giorni molto lunghi, ma adesso che abbiamo in mano le prove concrete dell'assurdità delle dichiarazioni dei dirigenti del Villa Pamphili possiamo dire la nostra senza temere di essere smentiti. Quello che è successo domenica scorsa in campo nulla ha a che vedere con questioni legate a problemi di tipo razziale. Lo scambio di opinioni che ha portato all'espulsione del giocatore del Villa Pamphili è nato esclusivamente da episodi di gioco e non come si è voluto far credere, da fantomatici e ripetuti insulti rivolti dalla nostra squadra ai ragazzi di colore avversari che esaperati avrebbero reagito alle nostre provocazioni. Probabilmente è stato un tentativo da parte della società del Villa Pamphili di giustificare l'insensato comportamento del proprio giocatore che dopo aver subito un paio di placcaggi robusti, ma giudicati regolari, ha perso la testa scagliandosi contro il nostro estremo colpendolo ripetutamente con i pugni senza che questi reagisse in alcun modo. Prova ne è il fatto che una volta calmati gli animi l'arbitro abbia punito solo il comportamento violento del giocatore di casa senza prendere alcun provvedimento nei confronti dei giocatori ospiti. Ci preme inoltre portare a conoscenza di tutti, il comportamento messo in atto alla fine della gara dai giocatori del Villa Pamphili, che prima hanno aspettato fuori dallo spogliatoio il nostro estremo per insultarlo e poi si sono sottratti al terzo tempo lasciandoci da soli a bordo campo. Certo non il comportamento sportivo che ci si aspetterebbe da coloro che hanno scagliato la prima pietra. La cosa che più ci ha ferito in questa triste vicenda è stata la totale parzialità delle informazioni e delle notizie date in pasto all'opinione pubblica da testate giornalistiche nazionali e regionali e da siti e blog di ogni tipo, nessuno si è infatti sentito in dovere di chiedere il nostro punto di vista e ci siamo visti di fatto condannati all'onta generale senza la possibilità di un contraddittorio o una difesa anche solo d'ufficio. Purtroppo però i tempi che viviamo sono quelli delle informazioni veloci e spettacolari, i tempi della notizia a tutti i costi, ed è bastata la lettera visionaria di un dirigente per scatenare una gogna mediatica che ha raggiunto in poco tempo dimensioni spropositate con un danno si immagine spaventoso per la Roma Urbe Rfc ma anche e soprattutto per il mondo del Rugby, con i detrattori del nostro sport che si sono lanciati su questa notizia come un gruppo di iene avrebbe fatto su una preda agonizzante. Abbiamo letto con amarezza tutti i commenti e i giudizi espressi da persone, giornalisti e soprattutto squadre, anche a noi vicine territorialmente, che pur non avendo nessuna idea dello svolgimento dei fatti hanno voluto ugualmente dire la loro. Adesso quello che vorremmo sono le scuse di tutti coloro che sono saliti sul carro degli accusatori senza accorgersi che non c'era nessun cavallo a tirarlo, ma in questo mondo così poco etico forse pretendiamo troppo. 
Roma Urbe Rugby Football Club.

Commenti

  1. Trovo fuori luogo il lungo sproloquio dell'Urbe. Al di là del referto arbitrale, gli insulti razzisti sono stati pronunciati e uditi da molti dei presenti domenica. La vicenda avrebbe potuto trovare una dignitosa chiusura con un incontro fra la dirigenza delle due società e le scuse da parte dell'Urbe per le frasi pronunciate da alcuni suoi tesserati, addebitandole ad una perdita momentanea di autocontrollo e non ad una cultura razzista. La mancanza di questa ammissione fa nascere il sospetto che all'interno della Roma Urbe Rugby, forse anche all'insaputa della dirigenza, stia allignando la malapianta della xenofobia razzsita della peggior specie.

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  2. Stupisce molto che la FIR Lazio non abbia preso una posizione almeno "culturale" su episodi avvenuti domenica su un campo romano. Una cosa sono i referti arbitrali, che risentono ovviamente della soggettività dell'arbitro, della sua posizione in campo durante i fatti, della sua capacità fisica di vederli e ascoltarli nel mezzo della concitazione della gara, e un'altra sono le espressioni razziali e discriminatorie pronunciate dentro e fuori il campo.

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  3. E' chiaro, l'Urbe ha utilizzato il "metodo Materazzi" (dall'episodio della famosa testata di Zidane a Materazzi nel corso della finale dei mondiali di calcio): la squadra più debole individua nell'avversario il giocatore con le migliori potenzialità e lo affida ad i suoi giocatori più urticanti. Questi iniziano una sequela ininterrotta di piccole scorrettezze, falli, insulti pronunciatati a mezza bocca fino ad irritare alla paranoia il talento. All'ennesima provocazione il talento perde il controllo e pensa di saldare i conti in campo. Il problema dell'Urbe è che con questa squallida tattica si è portata a casa 48 punti a zero di passivo e una indelebile patente di squadra razzista ed antisportiva.

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